PSICOLOGIA
La psicologia dello sviluppo studia i cambiamenti nell'evoluzione
psicologica individuale
l'individuo è visto
come un soggetto in continua evoluzione in tutto l'arco della vita, dalla
nascita alla morte.
nello sviluppo
dell'individuo quali sono i fattori determinanti? Incidono maggiormente i
fattori innati, cioè il patrimonio, oppure le esperienze e l'ambiente?
Oggi la conclusione maggiormente condivisa è che corredo
biologico, elementi ambientali ed esperienze interagiscono nella crescita
individuale.
Le caratteristiche personali innate possono svilupparsi in
determinate direzioni grazie alle esperienze che l'individuo fa e grazie alle
interazioni e agli scambi con gli altri individui.
Lo sviluppo è dunque un processo complesso, nel quale
entrano in gioco diversi elementi che non possono essere considerati come a sè
stanti, ma vanno osservati all'interno di un contesto più ampio, in interazione
con altri elementi.
LA SPECIFICITA' EVOLUTIVA DELL'INDIVIDUO
Natura e cultura sono in stretta relazione
l'infanzia umana dura parecchi anni e la capacità di
apprendimento dell'individuo può indurre a cambiamenti fino alla fine della
vita. L'individuo è in continua trasformazione. I primi anni di vita vedono
importanti modificazioni dal punto di vista fisico, biologico;modificazioni che
continuano nel corso dell'esistenza. L'individuo attraversa trasformazioni
sociali e percorre un cammino di costruzioni della propria individualità.
IL CERVELLO: LA STRUTTURA
il cervello è la parte del sistema nervoso centrale.
Il cervello si trova all'interno del cranio e a esso sono
collegati il cervelletto e il midollo spinale. Le cellule nervose del cervello
sono chiamati neuroni. Il cervello appare diviso in due emisferi, tra loro
connessi da un fascio di fibre nervose che prende il nome di corpo calloso. Lo
strato superficiale dei due emisferi costruisce la corteccia cerebrale.
LE FUNZIONI
Il cervello elabora le informazioni provenienti dal corpo e
dal mondo esterno, attivando le informazioni di tipo chimico, motorio,
comportamentale. Governa tutte le funzioni umane, dal movimento delle
respirazione, alle sensazioni, all'attenzione; è il cervello che presiede la
coscienza, il linguaggio, il pensiero, la memoria, l'immaginazione e l'abilità
creativa. La corteccia è la parte che si è formata più recentemente nel corso
dell'evoluzione, ed è collegata alle funzioni cognitive e razionali. Il sistema
limbico è tra le parti più antiche e presiede le attività istintive ed emotive
di base, come la riproduzione, la cura delle prole, oltre a passioni, emozioni,
desideri. I due emisferi cerebrali sono collegati dal corpo calloso: questo
consente uno scambio di informazioni tra le due parti.
LA COLLABORAZIONE DELLE PARTI
LA COLLABORAZIONE DELLE PARTI
Il cervello è plastico, quindi una lezione in uno dei due
emisferi può non compromettere definitivamente una funzione, in quanto l'altro
emisfero può compensare il deficit. Più il soggetto è giovane più il cervello è
plastico e minore è la specializzazione emisferica.
Le principali aree responsabili del linguaggio sono due:
- l'area di Broca deputata principalmente alla produzione di
parole e frasi (Pierre Broca) http://www.sapere.it/enciclopedia/Broca%2C+Pierre+Paul.html
- l'area di Wernicke deputata alla comprensione (Carl
Wernicke) https://it.wikipedia.org/wiki/Carl_Wernicke
Un danno all'area di Broca rende un soggetto incapace di
articolare le parole. Una lesione nell'area di Wernicke compromette, la
capacità di comprendere il linguaggio.
Le due aree sono in stretta connessione tra loro, poichè
produzione e comprensione sono strettamente legate nel linguaggio.
Oggi gli studi sul cervello e sul suo funzionamento sono
facilitati dalle nuove tecnologie. Le più conosciute sono la PET (tomografia a
emissione di positroni) e la risonanza magnetica, che permettono di
"fotografare" il cervello in attività.
NEANDERTHAL
A Neanderthal, in Germania, vennero ritrovati i fossili di
questo ominide. E' vissuto in Europa 300.000-250.000 anni fa. Il cranio ha una
forma particolare: largo con la fronte sfuggente.
Viveva in ambienti freddi, mangiava carne. Studi dopo al
2000 lo distinguono dal Homo sapiens, poichè le differenze geniche portano a
considerarli due specie differenti.
TAPPE DEL NEONATO
Lo sviluppo motorio nel bambino è legato alla maturità
dell’apparato muscolo-scheletrico quanto allo
sviluppo delle funzioni cerebrali superiori, cioè dell’encefalo.
La conquista delle principali abilità motorie avviene
durante il primo anno e mezzo di vita:in questo periodo il bambino raggiunge
una sempre maggiore abilità nei movimenti, tanto da initiate a conquistare la
posizione eretta.
Per conquistare lo sviluppo posturale e arrivare alla
posizione eretta, il bambino passa attraverso una serie di tappe, la prima
riguarda il sostenimento della testa. I primi progressi si notano alla quarta
settimana.
La seconda tappa nello sviluppo posturale avviene nel secondo
trimestre di vita, ed è contraddistinto dalla conquista della posizione seduta. La posizione seduta vera e
propria verrà raggiunta intorno al nono mese di vita.
La terza e definitive tappa consiste nel riuscire a stare in
piedi dritto. Questa condizione viene generalmente raggiunta verso il nono
mese, per di più con l’aiuto di un appoggio;
la posizione eretta sui piedi ben
saldi viene conquistata e mantenuta in modo autonomo intorno agli 11/12 mesi.
I RIFLESSI DEL BIMBO

John Broadus Watson è il fondatore del comportamentismo: secondo lui la psicologia deve avere come principale oggetto di studio i comportamenti manifesti. Watson prende spunto dagli studi dello psicologo Ivan Pavlov sul condizionamento: l'apprendimento per condizionamento è il frutto di un'associazione tra uno stimolo e una risposta.
ESPERIMENTO DI PAVLOV
Pavlov associa allo stimolo del cibo (stimolo incondizionato) il suono di un campanello (stimolo inizialmente neutro) ottenendo come risposta la salivazione del cane (risposta riflessa) che aumenta al solo suono del campanello (stimolo condizionato).
Tramite l'esperimento di Pavlov è possibile appurare che è possibile condizionare una risposta riflessa.
TEORIA DELLA DIFFERENZIAZIONE DI BRIDGES
La psicologa Katherine Bridges tramite la teoria della differenziazione sostiene che i bambini alla nascita provano emozioni indifferenziate e solo in seguito queste ultime cominciano a differenziarsi tra loro.
APPROCCIO DIFFERENZIALE DI IZARD
Carroll Izard tramite l'approccio differenziale sostiene che il bambino è in grado di provare emozioni quali la gioia, l'interesse, il disgusto o il dispiacere sin dalla nascita. Queste sono funzionali all'interazione con l'ambiente; emozioni quali la rabbia o la paura si formeranno invece più tardi in correlazione con lo sviluppo motorio.
APPROCCIO FUNZIONALE
Secondo l'approccio funzionale il ruolo delle emozioni è fondamentale soprattutto per il rapporto tra ambiente ed individuo.
Alla nascita le emozioni sono organizzate in modo generale e si sviluppano maggiormente con il passare del tempo.
App generation
L'adolescenza
Il modello di Dodge
Lo psicologo americano Kenneth Dodge ha elaborato un modello di competenza sociale secondo cui i bambini ricevono una serie di stimoli dai quali elaborano il loro comportamento che viene successivamente elaborato dai propri coetanei. Dodge concentra infatti i suoi studi principalmente sull'interazione sociale tra pari che è molto complessa e presenta diversi problemi; sarebbe una competenza basilare per i bambini la risoluzione di questi problemi. E' proprio in questa fase che i bambini iniziano ad instaurare rapporti d'amicizia con i loro coetanei e migliorano le proprie competenze sociali tramite l'interazione con questi ultimi.
6-11 anni scuola e gioco
Un passaggio molto importante della vita di un bambino è costituito sicuramente dall'ingresso nel mondo scolastico: con essa termina infatti la fase una fase della propria vita e inizia una fase di "richieste" da parte del mondo degli adulti che richiedono una serie di competenze sociali maggiori. I bambini, a scuola, cambiano profondamente il loro mondo sociale instaurando nuove amicizie e dovendo rispettare nuove regole di comportamento sociale.
Un bambino può essere considerato socialmente competente se riesce ad instaurare rapporti stabili e fare proprie regole socialmente condivise.
Durante questo periodo inoltre inizia a svilupparsi secondo Piaget il gioco di ruolo; i bambini giocano tra loro rispettando regole prestabilite. Tramite esse migliorano la loro socializzazione e il loro comportamento morale: i bambini rispettano le regole non perché dettate o imposte da qualcuno bensì per seguire la propria morale.
Bronfenbrenner
Urie Bronfenbrenner si affianca all'approccio ecologico sviluppando il concetto di ambiente sociale inteso come contesto dello sviluppo. Il bambino viene influenzato non solo da coetanei e familiari (microsistemi) ma anche dall'interazione reciproca di questi ultimi (microsistema genitori-microsistema insegnanti); queste interazioni tra microsistemi sono dette mesosistemi.
Inoltre i rapporti di un microsistema sono influenzati anche da ciò che è l'ecosistema (sistema esterno). Esiste infine il macrosistema, il contesto culturale, le leggi della propria società ecc...
Gli individui sono dunque inseriti in un complesso sistema di relazioni in cui ogni elemento influenza gli altri.
lo sviluppo sociale nei primi due anni di vita
alla nascita il bambino è capace di produrre riflessi:
- Riflesso di Moro: se un bambino disteso si fa cambiare
improvvisamente posizione, il piccolo tenderà a portare in avanti le braccia, a
volte anche le gambe, aprendole e richiudendole come in un abbraccio
- Riflesso di presa: se viene stimolato il palmo della mano
del neonato, le dita si muoveranno per afferrare qualsiasi cosa si trovi a
contatto con il palmo stesso
- Riflesso della marcia automatica: se si mette il bambino
in posizione eretta, con i piedi appoggiati su una superficie stabile e piatta,
questi produrrà movimenti alternati di estensione e flessione delle gambe
- Riflesso palpebrale: una forte luce improvvisa provoca
riflesso di chiusura delle palpebre
- Riflesso di ritirare il piede: se toccano da un oggetto
pungente, il bimbo tenderà a ritrarre automaticamente il piede
GLI STADI DELLO SVILUPPO
Nel periodo
prenatale, cioè, lo zigote, si trasforma a poco a poco in un bambino. In questo
processo si distinguono diverse fasi:
- il periodo germinale, nei primi ventuno giorni: i due
gameti con la fecondazione
si fondono dando
origine allo zigote, che comincia un processo di divisione e
crescita e si impianta nella parete uterina;
- il periodo embrionale; dalla terza all'ottava settimana:
cominciano a formarsi
le principali strutture interne ed esterne del corpo,
definito in questa fase embrione,
cioè la testa, i vasi sanguigni, il cuore e poi gli occhi,
le orecchie, il naso, la bocca, i primi
accenni di braccia, le gambe;
- il periodo fetale, dalla nona settimana alla nascita: in
questo periodo continua e si completa la maturazione dei diversi organi e parti
del corpo, definito in questa fase feto.
I 5 SENSI
- il tatto è il primo sistema d'informazione che il feto ha
su di sè e sull'ambiente, e svolgerà un ruolo fondamentale in tutta la vita
futura della persona. La pelle con i suoi recettori è uno strumento sensoriale
completo dopo solo otto settimane di gravidanza.
- l'olfatto è presente già al secondo mese di gestazione. Lo
sviluppo di questo senso viene sollecitato dai comportamenti della madre
durante la gravidanza: molte sostanze che provenienti dal cibo materno passano
nel liquido amniotico e producono le cosiddette "memori olfattive"

- il gusto si sviluppa verso il terzo mese di gravidanza: da
questo momento introducendo sostanze dolci o amare nel liquido amniotico, il
feto inizia a eseguire movimenti di deglutazione che dimostrano come gli si
avvii a sperimentare differenze e a provare preferenze per un gusto piuttosto
che un altro
- l'udito completa la sua struttura tra il secondo e il
quinto mese di gravidanza. Lo sviluppo di questo importante organo sensoriale è
infatti determinato sia da stimolazioni uditive interne, che sono continue, sia
da stimolazioni uditive esterna, che possono variare durante la giornata.
- la vista è un senso già sviluppato verso il quarto mese, e
si completa prima della nascita con lo sviluppo di tutti i fotorecettori, cioè
le cellule che sono deputate a cogliere lo stimolo luminoso e a trasformarlo in
un segnale comprensibile per il cervello.
Il condizionamento classico in Watson
John Broadus Watson è il fondatore del comportamentismo: secondo lui la psicologia deve avere come principale oggetto di studio i comportamenti manifesti. Watson prende spunto dagli studi dello psicologo Ivan Pavlov sul condizionamento: l'apprendimento per condizionamento è il frutto di un'associazione tra uno stimolo e una risposta.
ESPERIMENTO DI PAVLOV
Pavlov associa allo stimolo del cibo (stimolo incondizionato) il suono di un campanello (stimolo inizialmente neutro) ottenendo come risposta la salivazione del cane (risposta riflessa) che aumenta al solo suono del campanello (stimolo condizionato).
Tramite l'esperimento di Pavlov è possibile appurare che è possibile condizionare una risposta riflessa.
L'empatia e le emozioni sociali
Con il passare del tempo il bambino inizia a
sviluppare le prime emozioni sociali tra cui l'imbarazzo l'invidia,
la gelosia, l'orgoglio, il senso di colpa e la vergogna.
Tra le principali emozioni sociali troviamo
inoltre l'empatia. L'empatia è un'emozione molto particolare che consiste
nel saper entrare in sintonia con gli altri esseri umani.
Per quanto riguarda l'empatia risultano fondamentali
i neuroni specchio ossia
cellule fondamentali nella relazione tra i soggetti.
teorie sullo sviluppo emotivo
TEORIA DELLA DIFFERENZIAZIONE DI BRIDGES
La psicologa Katherine Bridges tramite la teoria della differenziazione sostiene che i bambini alla nascita provano emozioni indifferenziate e solo in seguito queste ultime cominciano a differenziarsi tra loro.
APPROCCIO DIFFERENZIALE DI IZARD
Carroll Izard tramite l'approccio differenziale sostiene che il bambino è in grado di provare emozioni quali la gioia, l'interesse, il disgusto o il dispiacere sin dalla nascita. Queste sono funzionali all'interazione con l'ambiente; emozioni quali la rabbia o la paura si formeranno invece più tardi in correlazione con lo sviluppo motorio.
APPROCCIO FUNZIONALE
Secondo l'approccio funzionale il ruolo delle emozioni è fondamentale soprattutto per il rapporto tra ambiente ed individuo.
Alla nascita le emozioni sono organizzate in modo generale e si sviluppano maggiormente con il passare del tempo.
Lo sviluppo del sè
Verso il primo anno di vita nei bambini si
inizia a sviluppare il "sé", ossia la totalità delle componenti
psichiche individuali tramite cui il bambino riesce a distinguere ciò che gli
appartiene e ciò che invece appartiene ad altri.
Alcuni studiosi dopo alcuni studi condotti su alcuni
bambini tra i 9 ai 12 mesi sono giunti alla conclusione che il sé si
sviluppa innanzitutto attraverso il riconoscimento del proprio corpo:
i bambini posti davanti allo specchio hanno già una certa capacità
di auto-riconoscimento.
lo sviluppo emotivo
Le emozioni sono stati complessi
dell'organismo che comprendono caratteri sia psicologici che fisiologici.
Esse hanno una funzione estremamente importante in quanto devono produrre
una risposta efficace pe rogni situazione. L'attenzione, la
motivazione e gli interessi personali sono tutti fenomeni influenzati dalle
emozioni e sono proprio queste ultime a indicarci gli scopi da
perseguire nella nostra vita oltre a fornirci i piani tramite cui
raggiungere tali scopi. Le emozioni sono fondamentali anche per quanto concerne
i processi di valutazione: un 'esperienza verrà ricordata come più bella o
più brutta a seconda delle emozioni provate nel corso di essa.
Lo sviluppo emotivo va di pari passo con
quello percettivo-motorio e con quello cognitivo: lo stato
emotivo in un bambino influenza l'acquisizione di nuove conoscenze e
viceversa.
Inoltre il bambino è fin dalla nascita predisposto
alla relazione e alla comunicazione tramite le emozioni; un
esempio è quello del sorriso: esso è inizialmente
dovuto a elementi endogeni (origine interna) e solo verso il terzo
mese di vita compare in seguito a stimoli esterni (volto umano) per
poi diventare con il quarto mese, una risposta strumentale.
App generation
L'individuo,
nel suo sviluppo sociale ed emotivo, è enormemente influenzato dal fattore
del contesto sociale
in cui cresce, dal suo ambiente di vita. Molti psicologi, analizzando i tempi
moderni, hanno sviluppato il concetto di App
generation per definire la generazione dei nativi digitali. Bambini e ragazzi si
confrontano con il mondo dei social
network iniziando così la loro interazione con il
mondo; è tramite questi ultimi che scambiano informazioni, situazioni di
divertimento, condivisione di interessi e rapporti d'amicizia. Queste
possibilità presentate da internet precludono però all'individuo l'opportunità di coltivare relazioni nell'ambito di vita reale,
creando così difficoltà sul piano emozionale e sociale. Inoltre un problema
importante riguarda l'autenticità: con i social si hanno poche
informazioni sul proprio interlocutore non
relazionandosi con lui in un faccia a faccia.
L'adolescenza
La fase dell'adolescenza è una fase intermediaria tra l'infanzia e l'età adulta: l'individuo è alla ricerca
della propria identità e autonomia. Spesso accade che l'adolescente si trovi in conflittosoprattutto con la famiglia e che adotti
comportamenti oppositivi e contradditori a quelli proposti dai genitori. Nel
corso di questo particolare periodo della vita, i ragazzi tendono a considerare
particolarmente importante la relazione con i
coetanei rafforzando la propria identità e quella di gruppo. Gli
amici vengono scelti tramite differenti criteri: interessi comuni, esperienze
condivise, passioni, ideali ecc...
Il "far parte di un gruppo" non è però qualcosa di semplice o automatico: per aderire ad esso è molto spesso necessario aderire in modo più o meno manifesto ad alcune regole di conformismo (determinato linguaggio, modo di vestire, di pensare ecc...)
Il "far parte di un gruppo" non è però qualcosa di semplice o automatico: per aderire ad esso è molto spesso necessario aderire in modo più o meno manifesto ad alcune regole di conformismo (determinato linguaggio, modo di vestire, di pensare ecc...)
Il modello di Dodge
Lo psicologo americano Kenneth Dodge ha elaborato un modello di competenza sociale secondo cui i bambini ricevono una serie di stimoli dai quali elaborano il loro comportamento che viene successivamente elaborato dai propri coetanei. Dodge concentra infatti i suoi studi principalmente sull'interazione sociale tra pari che è molto complessa e presenta diversi problemi; sarebbe una competenza basilare per i bambini la risoluzione di questi problemi. E' proprio in questa fase che i bambini iniziano ad instaurare rapporti d'amicizia con i loro coetanei e migliorano le proprie competenze sociali tramite l'interazione con questi ultimi.
6-11 anni scuola e gioco
Un passaggio molto importante della vita di un bambino è costituito sicuramente dall'ingresso nel mondo scolastico: con essa termina infatti la fase una fase della propria vita e inizia una fase di "richieste" da parte del mondo degli adulti che richiedono una serie di competenze sociali maggiori. I bambini, a scuola, cambiano profondamente il loro mondo sociale instaurando nuove amicizie e dovendo rispettare nuove regole di comportamento sociale.
Un bambino può essere considerato socialmente competente se riesce ad instaurare rapporti stabili e fare proprie regole socialmente condivise.
Durante questo periodo inoltre inizia a svilupparsi secondo Piaget il gioco di ruolo; i bambini giocano tra loro rispettando regole prestabilite. Tramite esse migliorano la loro socializzazione e il loro comportamento morale: i bambini rispettano le regole non perché dettate o imposte da qualcuno bensì per seguire la propria morale.
Bronfenbrenner
Urie Bronfenbrenner si affianca all'approccio ecologico sviluppando il concetto di ambiente sociale inteso come contesto dello sviluppo. Il bambino viene influenzato non solo da coetanei e familiari (microsistemi) ma anche dall'interazione reciproca di questi ultimi (microsistema genitori-microsistema insegnanti); queste interazioni tra microsistemi sono dette mesosistemi.
Inoltre i rapporti di un microsistema sono influenzati anche da ciò che è l'ecosistema (sistema esterno). Esiste infine il macrosistema, il contesto culturale, le leggi della propria società ecc...
Gli individui sono dunque inseriti in un complesso sistema di relazioni in cui ogni elemento influenza gli altri.
Bertalanffy
Nel periodo
che intercorre tra i 2 e i 6 anni, il bambino inizia ad allargare il proprio mondo sociale, iniziando infatti a
instaurare rapporti non solo all'interno della famiglia, bensì anche
all'esterno di essa, tramite per esempio istituzioni come la scuola o centri ricreativi.
La sfera sociale del bambino subisce
quindi un profondo allargamento si inizia a comporre di differenti dimensioni; queste ultime vengono
inserite nel modello teorico del sistema
ecologico di Ludwig von Bertalanffy: il concetto centrale è quello
di sistema inteso come qualcosa
all'interno del quale più parti si trovano in relazione tra loro e si
influenzano a vicenda. Affianco ai sistemi sono presenti inoltre alcune reti di influenze multidirezionali: gli individui influenzano i sistemi che li circondano e ne
sono a loro volta influenzati.
lo sviluppo sociale nei primi due anni di vita
La prima fase
dello sviluppo sociale avviene tra la nascita e i primi due anni di vita: il bambino nasce già come un essere sociale in grado di
instaurare relazioni specialmente con soggetti adulti tra i quali in primis la madre e poi anche con il padre, i
nonni, le insegnanti d'asilo. In realtà è stato anche provato tramite alcuni
studi che i bambini tra 9 e 12 mesi sono in grado di relazionarsi anche
tra coetanei e che
questo tipo di relazioni favorisce una maggiore apertura verso gli altri. E'
dunque durante questi primi due anni che il bambino getta le basi del suosviluppo sociale: esso riguarda infatti l'interazione con altri, la costruzione di legami e la
riconoscenza di simboli, valori che caratterizzano la propria società di
appartenenza.




















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